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Comunicato stampa

"In riferimento alle recrudescenze delle azioni fasciste di questi giorni, c'è nel Paese un clima generale di sdoganamento, anche delle suggestioni più autoritarie. La mia sensazione è che il Paese reagisca pochissimo. Nel corpo del nostro Paese non si vive questa preoccupazione di escalation anche violenta. Avvertiamo un generale indebolimento delle certezze giuridico costituzionali di questo Paese. Abbiamo una legge che vieta la ricostituzione di formazioni fasciste, e nessuno che abbia dichiarato di avvalersene, e non si avvertono ostilità a riguardo, perché il tema della democrazia è ai minimi storici": lo ha dichiarato oggi a Roma Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, nell'intervento d'apertura del direttivo nazionale della Filctem.


"A Noi spetterà svolgere ancora una volta un ruolo d'avanguardia - continua Miceli-, promuovere quindi una discussione per sconfiggere le pressioni filo fasciste, segnate da intolleranza e violenza, che si stanno verificando. Siamo un'organizzazione autorevole e dobbiamo andare nei luoghi di lavoro per creare un argine".


"Confindustria, la grande Impresa, nonostante i numeri più positivi lancia messaggi di austerità e regressione - ha proseguito il leader della Filctem -. L'idea che si debba salvare solo l'impresa in questo Paese è molto radicata. L'idea dunque che il bene di un Paese sia racchiuso nella quantità di finanziamento pubblico all'impresa, e che se l'Impresa va bene va bene anche il Paese è un'idea che non ha funzionato mai. Il lavoro, invece, continua ad arretrare e la condizione generale del Paese, politica ed istituzionale, continua a degradare. Nel tempo degli estremismi e dei radicalismi l'idea di costruire un patto sociale duraturo non c'è e non interessa nessuno".


"Per Confindustria la fase di compressione dei salari non è finita - ha concluso Miceli - e dimostra di non avere una consapevolezza nazionale in un Paese colpito dall'arretramento del ceto medio. Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità e ci siamo caricati i problemi del Paese, anche con grande sofferenza. Confindustria immagina, invece, che il prossimo modello contrattuale debba essere
ancora una volta all'insegna della riduzione dei salari e dei diritti. Su questa base non c'è possibilità di un compromesso tra le parti".


Roma, 12 dicembre 2017

14/12/2017


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