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Industria: a Catania forte ridimensionamento dal 2008

Dal secondo semestre del 2008 ad oggi il settore industriale di Catania ha subito un forte processo di ridimensionamento e contrazione delle attività produttive. Processo accentuato e reso ancor più drammatico dai ritardi che storicamente penalizzano il territorio. Lo sostiene l'Ires Cgil di Catania, che rielaborando i dati forniti dall'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Catania dipinge un quadro difficile: a giugno del 2008 nella nostra provincia vi erano 8.811 aziende attive nel settore manifatturiero; nel giugno del 2009 le aziende attive erano diventate 7.294, 1517 in meno dell’anno precedente. Tra giugno del 2009 e giugno del 2011 il processo di riduzione si conferma e le aziende attive nel settore passano da 7.294 a 6.894 con una ulteriore perdita di 400 unità produttive, dal giugno 2008 al giugno 2011 dunque il 21,75% delle aziende manifatturiere in funzione nel 2008 cessano di essere considerate attive.
Dal giugno 2009 a giugno 2011 in due anni le aziende attive complessivamente iscritte alla Camera di Commercio passano da 86.119 a 81.959 con una contrazione di 4.160 aziende pari al 4,83% in meno.
E di industria a Catania si è parlato stamattina nel corso del direttivo- attivo della Camera del lavoro sui settori produttivi; presente il segretario regionale della Cgil Sicilia Mariella Maggio, il segretario generale della Cgil di Catania Angelo Villari, il segretario confederale e responsabile del settore Industria e settori produttivi Giacomo Rota e i segretari Luisa Albanella, Pina Palella, Margherita Patti e il presidente del Comitato direttivo Salvatore Cubito.
 
”Occorre immediatamente ridare fiato ai consumi per fare aumentare i beni e i servizi, e liberare tutte le risorse bloccate per cavilli burocratici -ha detto Rota-che nel settore edilizio sono davvero troppe. Sono tanti lavori sotto i cinque milioni di euro che oggi sono a rischio. Occorre immediatamente consentire alle aziende di poter attingere subito ai finanziamenti e non certo tra due anni, così come è necessario che l'ispettorato del lavoro possa muoversi liberamente nelle campagne e nei cantieri per permettere finalmente alle imprese sane di concorrere liberamente e punire quelle malate che puntano sul lavoro nero e a rischio, e che impediscono ai lavoratori di operare in maniera serene nelle campagne e nei cantieri”. In parole povere, lo sviluppo a Catania può ripartire solo se i lavoratori ritroveranno parte della serenità perduta.
Per Margherita Patti è inevitabile notare che “del tessuto industriale a Catania qui non c'è quasi più nulla. E' davvero rimasto poco in un contesto di forte decremento. Le ragioni sono le solite, anche storiche: la mancanza di infrastrutture, di politiche dello sviluppo”. E le soluzioni? Non si tratta soltanto di sogni. “Abbiamo dovuto due esempi positivi che possiamo prendere a modello: il caso Pfizer e il caso Cesame. Abbiamo dimostrato che con un pizzico di buona politica e con un buon intuito e un grande impegno della Cgil, siamo riusciti ad ottenere risultati importanti”.
 
Per Mariella Maggio, le aziende vanno comunque valorizzate tutte in Sicilia, indipendentemente dal settore, “all'interno di un progetto che noi sollecitiamo al governo regionale. Siamo a sostegno dell'industria e di tutto ciò che il governo regionale non ha fatto su quel pezzo ma vogliamo che fortemente si possa decentrare sia dal punto di vista amministrativo che da quello delle risorse. Vogliamo puntare sull'economia di prossimità e dunque sulla valorizzazione di tutto ciò che è specifico nel nostro territorio”.
 
L'incontro di oggi era inserito nel calendario della festa del tesseramento che si concluderà giorno 16. Per Villari occasioni come l'attivo di oggi servono anche a fare proposte per uscire da una crisi “che ha portato al declino della provincia. C'è bisogno di un impegno particolare da parte delle istituzioni locali che attualmente sembrano affaccendati in tutt'altro. Le proposte non possono arrivare solo dalle forze sociali. C'è invece bisogno di una seria politica industriale”.

  

Leggi la relazione dell'IRES

 

12/11/2011


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